Svegliarsi, guardare all’esterno e vedere la nebbia che confonde le forme dei palazzi: ti chiedi se davvero ti sei alzato dal letto, sei andato ad affacciarti, o se ciò che vedi è ancora un sogno contornato di foschia.
Oggi si contano le ore di quiete perse durante la settimana, si scontano i bicchieri di ieri, di venerdì e di tutti gli altri giorni di fuga etilica. Non ho fretta di vestirmi per uscire, per incontrare qualcuno ed andare chissà dove; cerco solo di aspettare con calma che il giorno appena incominciato passi senza che l’ozio si trasformi nella morsa di pensieri stagnanti.
Come un funghetto spunto fuori nell’umidità della stanza per fare due passi: una tuta, scarpe alte e due felpe con cappuccio mantengono il tepore che voglio conservare fino a sera, insieme con il sopore già coltivato la notte passata e prolungato da un paio di canne pomeridiane.
No. Non stiamo tutti correndo.
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