venerdì 7 gennaio 2011

La cima del baratro

Un bicchiere di amaro, la bottiglia è appena cominciata, nel mobile degli alcolici: nel caso non ci vuole niente a tornare li là a prenderne altro. Basta muoversi piano, non fare rumore.

La xxxxx è già a metà e dopo questa ho finito tutto; è un peccato, stasera avrei volentieri fatto il bis. La cartina già corta si sta consumando e mi godo le ultime note..


le note.

Pausa per ragionare sulle note.. è grandioso come una parola uscita per caso riesca a farti meditare così tanto profondamente da farti dimenticare completamente cosa volevi dire.
Ma mi sa che non avevo niente da dire di importante per dimenticarmelo così!


È finita.



Sdraiamoci, và. Questa stanza riesce ad essere un facile catalizzatore per conciliare la serenità in alcuni frangenti. Ma della mia cameretta credo di avere già parlato qualche tempo fa.

Ora sono un po’ più in quiete (inquiete) di prima, dalla finestra aperta per accogliere il fumo arriva un suono bianco, quasi marrone, che mescolato alla voce bassa di un film alla tv mi travolge lasciandomi muto sul letto. Il freddo non entra, come se rispettasse la condizione che si è creata all’interno.
È bello scivolare sui pensieri ogni tanto, pensare a così tante situazioni da mettere un attimo da parte quelle che ci legano alla quotidianità. Non so se sia giusto o pericoloso fantasticare, ma sto passando così tanto tempo in preda alle mie fantasie che non ricordo nemmeno come ci si sente a stare con i piedi per terra.
Meglio così forse.


Pausa.



Le 4.19 sono un buon momento per meditare, ma anche un ottimo momento per dormire.


Buonanotte.

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