Il corpo di Yara Giambirasio è stato ritrovato: Yara è stata uccisa.
… E A ME CHE CAZZO ME NE FREGA??!!?
Non sto nemmeno a specificare e giustificare la durezza di questa osservazione: chi non ha ancora presente il significato di queste notizie per l’impianto di informazione che abbiamo nel nostro paese può restare comodamente seduto ad ascoltare il primo giornalista bastardo di una qualsiasi testata sciorinare la propria recita del cordoglio nei confronti della tragedia familiare di turno mentre:
a - nello stesso paese continua indisturbata l’opera di chi è riuscito a creare le condizioni per sporcare, svilire e sminuire tutto ciò che può essere legato al concetto di coscienza e pensiero proprio in modo da essere persino encomiato nell’agire esclusivamente nei propri interessi;
b – il mondo continua a girare, le dinamiche sociali impongono sempre maggiore attenzione e capacità di agire tempestivamente e di comune accordo per affrontare le più disparate evenienze, come si addice ad una società compatta e cosciente: una società diversa dalla nostra.
E i 10000 morti in Libia? Vogliamo dedicare tre servizi al telegiornale, in ogni edizione, ad ogni famiglia in cui è stato ucciso qualcuno?
L’altro giorno per l’ennesima volta ho assistito allo sproloquio di un cretino altolocato che, intervistato, riteneva giusto dedicare un ampio spazio alla cronaca nera perché “il pubblico sceglie di vedere questo”; dunque, a parte il desiderio di vedere queste persone coinvolte nelle tragedie su cui al momento lucrano, vorrei sapere in che luogo e con quale modalità scegliamo i contenuti della comunicazione di massa nel momento in cui semplicemente la gamma delle opzioni non è quasi mai né abbastanza ampia da abbracciare tutti gli aspetti dell’informazione, nè fruibile al punto da esserlo anche per chi è cresciuto senza la capacità di cercare l’informazione, il che è diverso dal riceverne semplicemente, ed ora come ora fa la differenza. E per ultimo, a prescindere, scegliere un contenuto da indirizzare a milioni di persone non può essere un’operazione eseguita solo in base a studi sul coefficiente di gradimento del pubblico: è come una maestra che ogni giorno chiede ai ragazzini di una 3° media “cosa volete fare, imparare e conoscere oggi?”; dei bambini in piena fase puberale che non vogliono sentir parlare di problemi a meno che non siano altrui e che pensano solo a scopare tutto il giorno. Gli italiani medi praticamente. Gli stessi che invidiano una puttana araba minorenne perché ha saputo trovare “la scorciatoia” o che si indignano per questa storia più di quanto si dovrebbero indignare per le condizioni in cui le più alte dirigenze hanno posto una nazione intera. Gli stessi che sono stati dequalificati in 30 anni di input culturali sempre meno velati, dalle tette delle ragazze cin cin alle interviste al vicino di casa della famiglia scazzi di Avetrana.
Sono incazzato nero. Condividere le idee non è sufficiente. Esternarle può far scattare un ragionamento, ma non è ancora abbastanza. L’inettitudine è la nostra debolezza, ma la conoscenza e la partecipazione sono valori che avremo sempre la possibilità di coltivare autonomamente ed il dovere di condividere.
… E A ME CHE CAZZO ME NE FREGA??!!?
Non sto nemmeno a specificare e giustificare la durezza di questa osservazione: chi non ha ancora presente il significato di queste notizie per l’impianto di informazione che abbiamo nel nostro paese può restare comodamente seduto ad ascoltare il primo giornalista bastardo di una qualsiasi testata sciorinare la propria recita del cordoglio nei confronti della tragedia familiare di turno mentre:
a - nello stesso paese continua indisturbata l’opera di chi è riuscito a creare le condizioni per sporcare, svilire e sminuire tutto ciò che può essere legato al concetto di coscienza e pensiero proprio in modo da essere persino encomiato nell’agire esclusivamente nei propri interessi;
b – il mondo continua a girare, le dinamiche sociali impongono sempre maggiore attenzione e capacità di agire tempestivamente e di comune accordo per affrontare le più disparate evenienze, come si addice ad una società compatta e cosciente: una società diversa dalla nostra.
E i 10000 morti in Libia? Vogliamo dedicare tre servizi al telegiornale, in ogni edizione, ad ogni famiglia in cui è stato ucciso qualcuno?
L’altro giorno per l’ennesima volta ho assistito allo sproloquio di un cretino altolocato che, intervistato, riteneva giusto dedicare un ampio spazio alla cronaca nera perché “il pubblico sceglie di vedere questo”; dunque, a parte il desiderio di vedere queste persone coinvolte nelle tragedie su cui al momento lucrano, vorrei sapere in che luogo e con quale modalità scegliamo i contenuti della comunicazione di massa nel momento in cui semplicemente la gamma delle opzioni non è quasi mai né abbastanza ampia da abbracciare tutti gli aspetti dell’informazione, nè fruibile al punto da esserlo anche per chi è cresciuto senza la capacità di cercare l’informazione, il che è diverso dal riceverne semplicemente, ed ora come ora fa la differenza. E per ultimo, a prescindere, scegliere un contenuto da indirizzare a milioni di persone non può essere un’operazione eseguita solo in base a studi sul coefficiente di gradimento del pubblico: è come una maestra che ogni giorno chiede ai ragazzini di una 3° media “cosa volete fare, imparare e conoscere oggi?”; dei bambini in piena fase puberale che non vogliono sentir parlare di problemi a meno che non siano altrui e che pensano solo a scopare tutto il giorno. Gli italiani medi praticamente. Gli stessi che invidiano una puttana araba minorenne perché ha saputo trovare “la scorciatoia” o che si indignano per questa storia più di quanto si dovrebbero indignare per le condizioni in cui le più alte dirigenze hanno posto una nazione intera. Gli stessi che sono stati dequalificati in 30 anni di input culturali sempre meno velati, dalle tette delle ragazze cin cin alle interviste al vicino di casa della famiglia scazzi di Avetrana.
Sono incazzato nero. Condividere le idee non è sufficiente. Esternarle può far scattare un ragionamento, ma non è ancora abbastanza. L’inettitudine è la nostra debolezza, ma la conoscenza e la partecipazione sono valori che avremo sempre la possibilità di coltivare autonomamente ed il dovere di condividere.
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