martedì 8 marzo 2011

Buio


Questa sera la corrente va e viene. Ogni ora o poco più, per pochi secondi, si riaccendono le lampade e la tv ricomincia a parlare; poi all’improvviso tutto torna muto e scuro. Quando sono arrivato a casa tutto il complesso dove vivo era già al buio, compresa la strada. Mi sono avvicinato al palazzo, curioso non tanto per la mancanza di luce, ma per la presenza di così tante persone radunate all’ingresso: un gruppo di condomini mescolati in conversazioni, attivati dalla situazione nel loro intento di organizzarsi per risolvere il problema; formiche brulicanti avvolte nella penombra dei pochi riflessi provenienti dall’esterno; un turbinio di voci e persone operose. Persino percorrendo ognuna delle 14 rampe che mi separano dal mio appartamento ho incontrato e salutato persone di cui non vedevo nemmeno il volto, gente che sorrideva ed ululava come i bambini in un’aula in cui durante una lezione noiosa salta la luce. Che sia stato l’effetto del fumo pomeridiano, ma lo scenario che mi si è presentato mi ha colpito. Mi sono chiesto quando prima d’ora avessi visto, o intravisto, la maggior parte delle persone che tutto sommato hanno sempre abitato le stanze al di sotto o accanto la mia.
Mi sono domandato anche se gli altri avessero avvertito qualcosa di eccitante nell’accaduto, se si fossero accorti di come è stato sufficiente un evento inaspettato e del tutto slegato dalla sfera edonistica a suscitare una reazione così vitale e condivisa.


Abbiamo quattro candele in casa: tre sono montate su un candelabro che mia madre usa di là in cucina per illuminare il tagliere su cui sta preparando una cena fredda, visto che il forno stasera resterà spento. La quarta candela è qui con me, la più corta e consunta, fatta di stalattiti di cera che la rendono ancora più “candela”. Che si può fare? Internet non va, i telefoni sono bloccati ed è così tutto ciò che mi sono sorpreso a ritenere tanto funzionale quanto scontato fin tanto che non è venuto a mancare. Certo di solito al buio si fanno i bambini, ma non credo sia il mio caso al momento perchè non credo ancora di aver carpito i segreti della partenogenesi... di solito, a quest’ora, controllo la posta, leggo le news, converso con chicchessia; questa sera sto scrivendo su un foglio di carta con una matita, seduto alla scrivania mentre attorno la mancanza di luce sembra aver contagiato anche i suoni, in un silenzio che potrebbe continuare almeno finchè mi sarò addormentato. Suoni e luci; come se in questi giorni fossi così stufo di sentirne parlare da concedermi il lusso di togliere tutto di torno per un po’.

Potrei anche uscire vista la situazione, ma preferisco godermi questo piccolo ritaglio di medioevo pensando che ciò che stasera manca ai sensi esterni viene riversato e aumentato nelle sensazioni interne; non è un concetto immediato da comprendere: è un po’ come quando nella calma totale delle coperte guardo le piccole figure colorate che si creano nel buio mentre, restando immobile, sento le mie vene pulsare.


Il lato negativo del silenzio affiora quando con le pulsazioni iniziano a mescolarsi i sussurrii che mi raccontano tutto ciò che considero come una seccatura, le domande irrisolte, le risposte che vorrei dare una volta per tutte. Lentamente emergono nella memoria questioni che non si possono affrontare con un assemblea improvvisata di condomini divertiti, problemi risolvibili contando unicamente sulla propria forza.

È solo che ora non ho risposte, ho solo la mia falsa esperienza: sono sempre disposto a raccontare ciò che mi è successo nel passato, ma in alcuni casi non so trarne un insegnamento. Chi mi domanda quando finisca il diritto di esigere la perfezione dagli altri ed inizi il dovere di accontentarsi della realtà dei fatti non sa di chiederlo alla persona sbagliata: se ricordo bene, credo di aver già oltrepassato entrambi i limiti nello stesso momento. Più volte. Non so consigliare cosa fare in certi momenti perchè non l’ho mai capito nemmeno io; l’unica cosa che so è che maggiori sono i colpi ricevuti e maggiore è la freddezza con cui si conduce il proprio futuro. So che non è giusto restare nel dubbio, tacere e non lanciarsi in ciò che vogliamo ottenere, ma non riesco a distinguere il desiderio di spontaneità dall’istinto che vanifica gli sforzi precedenti.


Beh amen, me ne farò una ragione..! (non ci credo nemmeno io..)


È tornata la corrente. Forse stavolta l’impianto reggerà il riattivarsi di tutte le tv , tutte le lavatrici ed i forni di questa gente che solo al buio è stata capace di comunicare in modo genuino.



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